Albergue de Peregrinos de la Xunta de Galicia — Miño
Mamma se tirano le salite del primo tratto di tappa: verticale da più di 400 metri, molto peggio che fare 4-5 volte Naronzh (quelli di Seren sanno). E non vale farli in macchina come fa Romano!
Fatto sta che ho sudato un bel po’ e,, se non fosse stato in discesa o leggermente in salita il tratto finale, sarei arrivato sfinito.
Niente di particolare da segnalare, se non la presenza di diversi pellegrini. Con uno spagnolo di Ibiza ci siamo incrociati diverse volte, aiutandoci a vicenda nel trovare la via giusta. Ad un certo punto c’erano 3 varianti ufficiali.
A Pontedeume mi ha letteralmente tirato per la maglia, sbucando all’improvviso, per non farmi perdere un incrocio di strade con la segnalazione un po’ nascosta. Ci siamo affiancati per chiacchierare, ma poi ho dovuto mollare: aveva un ritmo indiavolato, due volte il mio.
Attraversando Pontedeume
Questa mattina sveglie a tutte le ore: 4.30, 4.45, 5, 5,15, poi mi sono mosso anch’io alle 5.30 (senza sveglia). Pochi minuti di pulizia e mi sono messo in strada. Qualche perplessità per trovare l’inizio del gomitolo e poi… Via!
A mezzogiorno meno dieci ero davanti all’albergue. Aprivano alle 13.00.
Doccia, ecc.
Ora sono le 15.30 e siamo in 9 all’albergue: due francesi, due americani o inglesi (mi sa americani dagli scarponi aggressivi ai piedi. Sudditi di Trump).
Vado a recuperare l’asciugamano e da doccia e mangio ancora qualcosa.
Vero che non vi ho raccontato granché del telefonino perso. Vi racconto due cose, magari anche ripetendomi.
Fino a ieri all’arrivo di tappa, andava tutto benone. Poi mi sono inventato di perdere il cellulare, probabilmente in treno. L’hospitalera non si è fatta vedere perché impegnata e io mi sono rivolto a Maria del bar qui sotto. Un po’ di telefonate, ma nessuno risultato. Polizia? “Compratene un altro”. Non ho perso la calma. Respiro a fondo. Preghiere ai nostri santi. Ci ho dormito sopra.
Questa mattina ho preso il trenino per andare alla stazione centrale per parlare con qualche responsabile. Ore otto, salgo sul trenino e la bigliettaria, che era in servizio anche ieri, mi ha riconosciuto subito. “Telefono?” “Lo tengo con migo”. Me lo consegna.
Besito.
Oggi sarebbe stata la tappa clou, ma piove e va bene fare anche una giornata da turista.
Viveiro. Chiesa di San Roque
Viveiro. Porte medioevali
Scusate…. Mi ero dimenticato di mere questo articolo online. Faccio ora.
Sorpresa! È una sorpresa anche per me, ma mi sono visto costretto a prendere una decisione poco simpatica. No, no! Non mollo e non perché Luca Terenziani dice che poi tutti ti mollano.
Ieri scelta risparmiosa: da 100 a 30 euro. Oggi scelta drastica : mi è sparito il bus diretto delle 6.49 per Cedeira e quelli che avrei presi poi mi avrebbero fatto partire per una tappa di 28 km tardissimo e con la spada sospesa di non avere posto da dormire. Ho scelto di soprassedere alla tappa Cedeira – Neda, cominciando la prima tappa del Camino Inglés e anche accorciata: 19 km.
Ferrol
Si cominciano a vedere pellegrini.
Alla ricerca del punto di partenza.i sono imbattuto in uno che dava l’impressione di cercare. Zaino in spalla, di sicuro era un pellegrino e italiano per di piú: eccoci Filippo da Torino.
Siamo partiti assieme dal punto zero, stanzetta con il mojón km 0, dove due volontarie davano info, mettevano i timbri alla credenziale e la vendevano a chi non l’aveva.
Chiacchiera, chiacchiera siamo giunti a Neda senza accorgercene. Passaggio in un bar per un caffè e il timbro. Volevo fermarmi a Neda, ma il simpatico barista mi ha dissuaso per Fene. Stessi km ma Neda era in direzione contraria: avrei fatto km oggi, per rifarlo domani. Un po’ di casino con il check-in online. L’avevo fatto correttamente, ma la tecnologia non aiuta. L’ho rifatto con il wifi dell’albergie ed è andata bene.
Pochi minuti prima mi ero separato da Filippo che andava a Pontedeume.
La cattedrale
Qualche foto, ma niente di che: una corvetta militare in porto a Ferrol, qualche monumento, la ria di Ferrol, il monastero di San Martino di Xubia.
Morale della favola, partito qualche minuto prima delle 8 sono arrivato a Fene alle ore 13.20. km pochi, ma va bene così anche perché riesco a fare finetappa meno frequentati.
Questa mattina avrò camminato più di un’ora tra una fermata e l’altra, tanto per non perdere l’allenamento.
Ieri sera c’è stata all’ostello l’invasione degli inglesi: erano in sei, tutti i ciclisti, pieni di esigenze e c’era anche un francese. Solo lui è rimasto a letto, stanco mentre gli altri sono andati a mangiare fuori e, al rientro, hanno fatto un po’ di caps, almeno fino alla mezzanotte. Tutto sopportabile, quando si va per ostelli.
Ho salutato la padrona di casa, pagando il giorno aggiuntivo che mi sono preso per recuperare il telefonino.
Segnavia del Camino de San Andrés de Teixido. Da notare il pesce stilizzato
Ore 8, puntuale il treno verso Ferrol mi ha portato a Ponte Mera da dove sono partito per la salita della Sierra dela Capelada. Partito bene, anche se parecchie rampe erano lunghe e anche molto ripide e, per un over 100, tu faticose, per di più con lo zaino pieno e non più con lo zainetto che la base fissa per 6 tappe mi consentiva.
Un paio di frecce gialle del Camino del Mar e nulla più. Ho seguito le indicazioni del Camino di San Andrés de Teixido (mojones alti e visibili).
Tanti boschi di eucalipti con lavori di disboscamento in atto.
Su, su e su, 8/9 km. Sudatissimo anche perché quando è salito il sole la temperatura è schizzata in alto o, perlomeno, l’umidità.
Alla partenza c’erano 15 gradi
Le due chiesette del Socorro. Sopra il Nievo, sotto: il Vello
Però ho retto bene e sono arrivato al Mirador de Teixidelo, dove una targa ricorda l’abbattimento del 1° giugno 1943, dell’aereo di linea civile su cui viaggiava (il volo BOAC 777 da Lisbona a Bristol), intercettato e abbattuto sopra il Golfo di Biscaglia da uno squadrone di caccia tedeschi.
Tra le vittime, l’attore protagonista di Via col vento (nel ruolo di Ashley Wilkes) Leslie Howard.
Discesa lunga verso San Andrés. Toh, suonano le campane. È mezzogiorno e mezzo quasi: il solito orario delle messe qui in Spagna. Entro, scavalcando due cani devotissimi che circoleranno in chiesa durante la celebrazione.
Dovevo venire qui perché ritengo magico e magnetico questo luogo e mi sono portato al seguito tutti i morti di Seren, ai quali normalmente non si pensa tanto. Qualche spagnolo paga perfino il biglietto del morto che vuole accompagnare a Sant’Andrea9. Finita la messa sono entrato in sagrestia e mi sono fatto mettere il timbro sulla credenziale. Il parroco poi continuava a benedire questo o quell’oggetto, questa o quella candela che vari Fedeli gli presentavano. In chiesa c’era una serie di braccia, gambe, orecchie, mani in cera come ex voto, ma anche come richiesta di aiuto in qualche malattia.
Uscito di chiesa ho guardato un po’ le bancarelle che sono parecchie in quel paesino sperduto e poi mi sono fermato a mangiare una tortilla insalata di pomodori.
Poi era già ora di rientrare.
Altra salita lunghissima verso i roccioni sommitali e poi è iniziata finalmente la discesa verso Cedeira. Agli ultimi due, tre chilometri mi sono fatto tentare da un bus e sono andato direttamente a Naron, una decina di chilometri verso Ferrol. Avevo prenotato proprio qui una pensioncina dove il prezzo era notevolmente abbordabile mentre nella cittadina di arrivo di oggi i prezzi per una notte erano sui 90/100 euro e più.
Contento della scelta. Doccia e riposo. Domani mattina presto bus per cedeira e ultima tappa del Camino del Mar verso Neda, già sul Camino Inglés. Se per caso l’albergue di Neda fosse pieno, quando arrivo, mi rivolgerò di nuovo qui a La. Casa de l’Abuela di Naron.
Ah… piacevole telefonata da parte di Adolfo Malacarne che è a Santiago dopo aver finito un altro dei suoi pellegrinaggi. Domani rientra in Italia.
Ciao a tutti
I Sanandreisinos, simboli ii augurio di pasta di pane colorata. Ogni sie ha otto simboli: auguri per viaggi, lavoro, salute, denaro, ecc. Sono fragili. Non li potevo prendere.
Scusate tutti per interruzione delle comunicazioni ma ieri mi è capitato qualcosa di particolare. Mi sono inventato anche questa: nel rientro con il treno mi è uscito di tasca il telefonino: praticamente perso. Sceso a Viveiro, mi sono accorto della mancanza. Un po’ d’ansia ma ho cercato di respirare a fondo e di non pensarci più di tanto, anche se per me in questo momento da pellegrino è fondamentale avere il cellulare, sia per le tracce del GPS, sia per i soldi e per tante altre operazioni, non ultima quella di sapere l’ora. Sono stato alla polizia e la risposta di aiuto è stata quella di dirmi: “Compratene un altro. Non siamo in grado di localizzarlo”.
La ria de Barqueiro
La tappa di ieri è stata una tappa di trasferimento, non particolarmente bella: tanto asfalto e lunga. Ma si fa anche questo.
È incredibile vedere le rias (estuari) con la marea diventare da palude a bel mare limpido.
Prendo il treno alle 8 precise a Viveiro, alle 8:40 sono a O Barqueiro e comincio a camminare: subito un bel po’ di salita e poi la strada si spiana.
Fermata spuntino alle 10:30 in un paesino chiamato Viso: un bel bocadillo con pomodori e prosciutto crudo, una bottiglia da litro di acqua minerale.
Finito il lauto pasto, mi rimetto in cammino e, alla ricerca di qualche timbro sulla credenziale, mi fermo un paio di volte al bar. A Ortigueira, dove mi fermo per una birra, trovo anche, all’uscita dalla cittadina, un bellissimo e monumentale eucalipto.
La chiesa e il Cruceiro di San Fiz
Il mare e il cielo si confondono nella foschia
Ortigueira
150 e non li dimostra
Fa parte dei primissimi piantati in Galizia 150 anni fa e si trova proprio nella prima area sperimentale dove le piantine procurate da un missionario in Australia erano state messe a dimora.
Nella zona di Viveiro, a Chavin, esistono tanti alberi di quell’epoca e uno viene denominato O Avó, il nonno; misura 67 m di altezza e oltre 11 metri di circonferenza. Ora la zona non è visitabile per lavori di manutenzione e potatura.
Qualche volta, vedendo i pali ritti e senza ramificazioni consistenti, mi pongo il problema se potrebbero essere una soluzione a tante cose. Qui questo tipo di albero viene utilizzato sia per l’industria del mobile che per passerelle in legno, recinti, ma anche da costruzioni circola essendo un legno duro e compatto.
Interessante è l’ultimo tratto verso Ponte Mera, a fianco del binario della ferrovia, in una stradina ombreggiata e rilassante. Attesa del treno senza scarpe e senza calzini: si respira. Praticamente la tappa l’ho finita alle ore 15:40. Un bel po’ di ore per strada, con qualche fermata ma non troppo lunga. E poi la sorpresa del telefonino assente… bella storia!
Niente di avventuroso oggi per questa tappa Viveiro – O Barqueiro. Ho scelto di tenermi leggermente distaccato dal mare per non fare tutti i saliscendi previsti, in compenso mi sono trovato una bella salitona di 5 km che mi portava a O Chao. Ciao, ciao che potesse essere un paesino; non era altro che un crocevia di cinque strade, in alto, molto in alto sul livello del mare. Per gli standard zona naturalmente.
Niente di avventuroso oggi per questa tappa Viveiro – O Barqueiro. Ho scelto di tenermi leggermente distaccato dal mare per non fare tutti i saliscendi previsti, in compenso mi sono trovato una bella salitona di 5 km che mi portava a O Chao. Ciao, ciao che potesse essere un paesino; non era altro che un crocevia di cinque strade, in alto, molto in alto sul livello del mare. Per gli standard zona naturalmente.
Un po’ avanti nel percorso una serie di lunghe batterie di pale eoliche giravano tagliando l’aria rumorosamente. Arrivato al crocevia delle cinque strade, ho scelto quella giusta; e non più in salita ma sul piano o in discesa ho continuato in mezzo agli eucalipti. Ogni tanto si vedeva il mare.
O Vicedo
Il panorama si è ampliato soltanto dopo essere giunto a O Vicedo e alla cittadina seguente di O Barqueiro. Ho raggiunto il bar del Porto di O Barqueiro, punto finale di tappa, a mezzogiorno meno 10 minuti. Al bar mi sono bevuto una birra e, chiesto il timbro sulla credenziale, la barista mi ha fatto un disegno con l’intestazione del bar e la data. Qualche minuto dopo ero alla stazioncina del treno per rientrare a Viveiro. Malauguratamente, non proprio concentrato, sono sceso alla stazione di Viveiro centro e mi sono dovuto fare altri 20 minuti a piedi. Sono entrato nella chiesa vicino alla mia base e stavano celebrando la messa. Mi sono fermato fino alla fine. Dopo sono andato a mangiare ancora qualcosa. Ora, dopo la doccia, sono a letto a riposare. Domani tappa lunga.
Chilometraggio e dislivelli si riferiscono alla tappa che avrei dovuto fare. Niente da dire: l’ho fatta più difficile. I chilometri saranno quasi 30 e il dislivello positivo più del doppio.
Giornata particolare oggi perché l’organizzazione trasporti prevedeva qualche difficoltà proprio di sabato, infatti la prima corriera utile era alle 8:49 con partenza a piedi verso le 9:10 Ninetta 9:15. Questo è stato e così mi sono ritrovato con un po’ di sole sul mezzogiorno le temperature si sono alzate sui 27 e 28 gradi e bisognava bere punto acqua comunque ne avevo a seguito e sono arrivato alla fine abbastanza comodamente. Acqua calda ma non importa fa parte della vita del pellegrino.
Già qualche difficoltà all’inizio nel trovare il bandolo giusto punto il GPS non funzionava e ho fatto una scelta per non perdere tempo che mi ha fatto saltare prima o poi ponte che qui chiamano Ponte Romano. Romanico si ma Romano proprio per niente. 1 km più avanti grazie al cammino della Ruta naturali del Cantabrico mi sono rimesso subito in asse con il cammino del mare che ho seguito senza problemi fino ad un certo punto.
Per evitare la solita tiritera di qualche segnale si e molti no con difficoltà poi nel riprendere la giusta direzione, mi sono affidato alla lunghissima tappa del cammino Cantabrico. Sarebbero stati 32 km di bellezza unica ma con un sali scendi veramente impegnativo: lunghissime salite con altrettanto lunghe e ripide discese. Tutto in modo continuo. La mia preparazione non mi consentiva assolutamente di portare a termine quella lunghezza così impegnativa ed ho scelto di fare un’alternativa un po’ più corta anche se con vita di buone salite per fortuna nel bosco di eucalipti.
Bello vedere le linee di marea schiumose e bianche infrangersi sulla scogliera cantabrica. Sono stato fortunato nella scelta Ruta cantabrica perché sinceramente penso che non si possano vedere luoghi simili in tante parti del mondo. Non monumenti, ma natura selvaggia e magnifica.
Vi affido alle foto.
Impegnativa anche dal punto di vista della realizzazione la tappa. Partito alle 9:15, dopo aver fatto una breve sosta a pranzo e acquisti nel supermercato qui sotto sono rientrato alla base alle 17:48. Stanco ma contento, ho bevuto un po’ di bibita come integratore e “sbecotà” un po’ d’uva.
Anche domani la tappa non sarà male ma più corta. Lascio la lunghezza di tappa ufficiale, ma sicuramente oggi ho rasentato i 30 km.
Mi sono alzato leggermente più tardi di ieri, alle 5:50; mi sono preparato e ho raggiunto di corsa… si fa per dire… la piazza principale, deviando a destra per la stazione dei bus. Ero pronto già lì alle 6 e 25. Alle 6:30 hanno aperto le porte e anche il bar. Ho fatto colazione: caffè e brioche, poi sono andato a imbarcarmi nel mio bus che era perfettamente in orario. Devo dire che l’autista del bus è veramente bravo: testato due giorni… perfetto
Il fatto che arrivi sempre alcuni dipende da me che sono apprensivo sugli orari.
Sbarcato a Fazouro, prima di tutto mi sono diretto nel luogo di partenza che già conoscevo da ieri, seguendo il tracciato del Camino de la Ruta natural del Cantabrico. Temperatura non ideale perché fresca con folate di vento che ti spostano. Per fortuna ho uno zaino piccolo. A tratti comincia a piovigginare e devo mettere la protezione allo zaino, mentre aspetto un po’ per coprirmi, per vedere se cessava, ma a lungo andare ci si bagna e mi son messo anch’io il guscio. Mezz’ora dopo l’ho dovuto togliere perché la pioggerellina era di molto calata e stavo sudando.
Camminare lungo il mare è interessante: ci sono tante belle anse e piccole insenature rocciose. Le spiagge di sabbia bianca vengono pubblicizzate e sono luogo frequentato dagli Spagnoli e da camperisti di tante nazionalità. Queste spiaggette non sono numerosissime ma belle; alcune hanno dei ciottolini colorati provenienti da discariche industriali del 1800. I pezzettini di vetro o ceramica, sballottati dalle onde son diventati minuscole biglie. Calette di questo tipo si trovano in posti precisi. Mi ero informato per avrte qualche foto, ma non ne ho beccata nemmeno una.
La chiesa di Nois
A tratti si va a camminare lungo la statale sempre sulla zona di rispetto per i pedoni, ma con il rumore costante ci si rende conto quanto sia meglio lo sciacquino delle onde del mare.
Qualche deviazione mi riporta vicino al Mar Cantabrico e mi metto spesso a fotografare i luoghi .
Seconda colazione/pranzo a Cangas de Foz: bocadillo con jamon y queso (crudo e formaggio) + tè caldo. Qualcuno riderà perché manca soltanto la maionese
Appena dopo le prime grosse abitazioni di Burela seguo la variante alta nelle vicinanze di Sargadelos e trovo anche un paio di indicazioni del Camino del Mar. Qualche freccia gialla e un tabellino del camino di Santiago mi portano in alto nel bosco, per poi farmi scendere verso Sargadelos, piccolo paese con una grossa fabbrica che produce ceramiche, famose nel mondo, colorate con il blu cobalto, denominato appunto Azul Sargadelos.
Una birretta con pincho (cicchetto), più il timbro alla credenziale mi rendono contento e mi accompagnano nella discesa tutta vicina alla strada statale.
Davanti alla fabbrica fotografo il conte di Sargadelos che sta ammirando le sue terre e la sua creazione: a fine ‘700 da geniale illuminato costruì la prima fabbrica di vetri e ceramiche, dando lavoro a tutti i paesani. Venne ucciso in una manifestazione “sindacale” ante litteram.
Burela dall’alto, dalla strada per Sargadelos
Verso Sargadelos
Davanti alla fabbrica di ceramiche famose
Il povero Conte di Sargadelos
Sul finire della tappa, mi si cambia misteriosamente come al solito la luminosità dello schermo del cellulare e non riesco a vedere bene il tracciato del GPS. Un po’ di apprensione, però sapendo comunque di avere il mare sempre verso destra, riesce a portarmi fino al segnale stradale che indica chiaramente San Cibrao (San Cipriano).
Entro Nella cittadina di fine tappa alle 13:45 circa. Mancano due ore esatte al trasferimento in treno a Viveiro e colgo l’occasione per andare fino al faro di Punta Atalaia. Tra andata e ritorno saranno 3 km. Esattamente un’ora con fotografie, una bibita e un altro inizio di pioggerellina. Ritornato dalla passeggiata aggiuntiva, prendo possesso della panchina della stazione del treno, levo le scarpe e faccio respirare i piedi che si stanno comportando abbastanza bene. La temperatura alle 14:30, all’orologio della farmacia, dava 22 gradi. Bene così.
Al rientro solita routine. Questa sera devo raccogliere la biancheria stesa.
Parto con la nuova modalità tappa. Mi sveglio alle 5:30 e pian pianino mi alzo. Ho scelto un orario prestino, anche se ho la corriera alle 6:49. Non volevo andare in panico perché non sapevo ancora dove era la stazione dei bus eccetera. Quindicina mi sono mosso prima del dovuto e sono andato nella parte bassa della città, trovando quasi subito la stazione. Non era ancora aperta… buio pesto… Siamo entrati, tutti quelli che eravamo in attesa, alle 6:45. C’erano già un paio di autobus accesi ma non erano il mio. Ho dovuto aspettare fino alle otto e due, tre minuti e poi siamo partiti. in un’ora e venti sono arrivato a San Cosma de Barreiros dove mi agganciavo con la tappa precedente.
San Cosme de Barreiros
Partenza alle ore 8:15 con passeggiata a bordo strada statale. Marciapiede largo o corsia preferenziale per pedoni. Mi sono bevuto un caffè e mangiato una brioche ad un bar vicino alla prima rotonda; mi sono fatto fare il timbro e ho continuato.
Dal ponte si va in salita
Segnalazioni non ottimali, il GPS fa la sua parte. Più in alto, verso San Martino di Mondonedo si vedeva la mano di qualche volontario che si era dato da fare nel fare le frecce, specialmente nei punti cruciali. Buon lavoro, anche se più avanti le tracce si perdono e solo le tabelle colore granata della Ruota natural del Cantabrico salva tutti.
Salita alla basilica più San Martino, la più vecchia chiesa spagnola, un tesoro di architettura, spersa un po’ nel nulla, con un minuscolo paese di poche case attorno. E pensare che è stata la cattedrale di più vescovi e che anche oggi mantiene il suo titolo poco legato alla realtà. Ancora una lunga salita per arrivare in cima alla montagna/collina per poi scendere ancora verso il mare, verso Foz e cammini lungo la costa.
La basilica di San Martin de Mondonedo
Mi sono stufato di perdere la traccia GPS e i segnali del camino del Mar e mi sono stufato tuffato per così dire nel Camino del Cantabrico che ha una prerogativa… quella di stare sempre vicino alla costa, per cui lo si trova senza problemi ed inoltre è perfettamente tabellato. Arrivo a fazouro alle 13:30 circa però cerco un bar che non esiste, anche per un timbro finale, per vedere dove è la piattaforma della stazione per il treno e visita ad una zona archeologica di un castro – si dice qua, abbandonando un po’ il significato dato dai romani – villaggio celtico, situato in un interessante promontorio, qui vicino alla meta di oggi.
Si notano le fondazioni e qualche relitto di muratura a pietra: piccole lastre di pietra deposte una sull’altra. Tabelloni con spiegazioni varie. Ritorno alla stazione, mi levo le scarpe e i calzini e sto in attesa del trenino. Quando arrivo a Viveiro vado a mangiarmi qualcosa perché le mie scorte erano buone ma non sono state sufficienti.
Vari piovaschi: più volte ho dovuto indossare il guscio e coprire lo zaino con la copertura bella gialla. Anche vento fresco.
I chilometri fatti sono sicuramente più di quelli che segnalo. Almeno 2 o 3 in più.
Arrivato a Viveiro alla base alle ore 16.05, mi sono precipitato subito al bar, ma stavano chiudendo.
Alla Panaderia invece avevano una buona empanada de chorizo. Gustosa.
Albergue de Peregrinos / Albergue OliVita — Viveiro
Mi sveglio prestino, per qualche russatore e qualche rumore. Alle cinque e trenta suona la sveglia per l’inglese sopra di me e dopo qualche minuto mi muovo anch’io. Faccio colazione, aiutato anche dal simpatico inglese che mi ha offerto subito un caffè. Lascio l’albergo El Olivo alle 6:40 e trovo abbastanza agevolmente la via per uscire dalla cittadina di Ribadeo. A dire il vero, non ci fosse il GPS, ci si perderebbe perché le segnalazioni sono pochissime e la prima freccia che ho visto era sbiadita e addirittura completamente illeggibile. Più avanti una freccia con le lettere C M, Camino del Mar.
Seguo la strada principale su marciapiedi larghi o tratti di ciclabile, comunque sempre asfalto. Ci vuole un po’ e qualche rotonda per giungere al mare che poi si seguirà a breve distanza o addirittura a contatto. Vado avanti senza problemi con la sicurezza del GPS e però con un po’ di timore di finire in fretta la batteria. Tra le cose che dovevo portare ho dimenticato proprio la power bank. Tanto asfalto poche indicazioni, ma poi è servito moltissimo il tracciato della Ruta natural del Cantabrico, che praticamente ospita per un buon tratto il percorso del Camino del Mare. Raggiungo Rinlo, piccolo paese con un simpatico porticciolo. Cerco il bar per un caffè e per il timbro sulla credenziale. Una signora mi ha detto che era sicuramente troppo presto. Infatti giunto al bar ristorante, vedendo che un signore è una signora stavano lavando tavolini all’esterno, ho chiesto per il caffè e per un sello. Il signore, da buon nipote di nonno napoletano, mi ha risposto gentilmente, dicendomi di attendere 5 minuti per l’apertura.
Puntualissimo con il mio caffè, mentre la signora mi metteva il timbro per giustificare il mio passaggio di là. Avanti, avanti, avanti per arrivare alla Playa de las Catedrales, a circa 14 km da Ribadeo. Prima di arrivarci, alla ricerca di un altro sello , ho individuato una abitazione con bandiera spagnola a partire nel vento umido e sedie all’esterno di una porta. Entro nel recinto di casa e, udite udite, mi rendo conto che non era un bar. Mi esce incontro una signora con il sorriso, comprendendo il mio disagio per l’errore. Mi chiede se volessi un bicchiere d’acqua. Un po’ impacciato ho risposto di sì. Arriva il bicchiere che bevo quasi in un fiato. “Vuole anche una tazza di caffè? Caffè con latte?” Ancora imbarazzatissimo, rispondo che sì, un po’ di caffè lo accettavo più che volentieri. Ma non è finita qui. Mi è arrivata al tavolino dove ero seduto anche una fetta di pane tostato condito con olio d’oliva e con su un bel po’ di prosciutto crudo. Veramente una goduria. La signora Conchita, questo il nome della signora, e la figlia mi hanno fatto sentire a mio agio e non finivo più, giustamente, di ringraziare. Una foto scattata da una signora vicina di casa e un abbraccio alla signora Conchita e alla figlia hanno suggellato questo momento di cuore e di simpatia. Ho l’indirizzo della signora e conto di spedirle per lo meno una cartolina e gli auguri di Natale. Magari dopo aver abbracciato la statua del Santo, se in questo momento si può, mi farò vivo. È facile per me citare il Vangelo di Matteo:
«Avevo fame e mi avete dato da mangiare,
avevo sete e mi avete dato da bere,
ero straniero e mi avete accolto…».
Allora i giusti gli risponderanno:
«Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare,
o assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto?»
E il re risponderà loro:
«In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».
Ok. Poi avanti a dritta, visita alla spiaggia delle cattedrali. Tanta gente. Io avevo prenotato la visita già un mese fa. La pioggerellina fastidiosa che mi ha accompagnato a tratti tutta la giornata mi ha costretto a mettere il copri zaino e per lunghi.periodi il guscio. Ax ogni modo per stradine asfaltate che puntavano verso l’interno ho raggiunto San Cosme de Barreiros e dopo l’apeadero (la piattaforma) che ha la funzione di stazione del treno. Un’ora e poco più di attesa ed ho preso il treno per Viveiro dove farò base per 6 giorni. A Viveiro la batteria del telefono era esaurita e ho dovuto chiedere informazioni per giungerci e ad una passante ho chiesto addirittura di fare la telefonata alla proprietaria dell’ostello. Per poter avere le info via whatsapp ho chiesto in un bar (chiuso) di caricare il cellulare. Birra e tutto a posto. Ho acquistato per 18 euro una Power bank. Ora sono attrezzato.
Bello il mio Albergue. Gestori gentili. Ciao a tutti
Domani dividerò le foto nel testo, farò un po’ meglio di oggi. Saludos